martedì 30 settembre 2008

esco a vedere il sole

nascosto dagli alberi,
leone d'ombra sonnecchia.

il collo sa di vento e
foglie già cadute.

"fermati attimo, sei così bello"

Monologo di Molly-Ulisse di Joyce

"..eravamo stesi tra i rododendri sul promontorio di Howth con quel suo vestito di tweedl grigio e la paglietta / il giorno che gli feci fare la dichiarazione / sì prima gli passai in bocca quel pezzetto di biscotti all'anice / e era un anno bisestile come ora sì 16 anni fa / Dio mio dopo quel bacio così lungo non avevo più fiato / sì disse che ero un fior di montagna / sì siamo tutti fiori / allora un corpo di donna / sì è stata una delle poche cose giuste che ha detto in vita sua / e il sole splende per te oggi / sì perciò mi piacque / sì perché vidi che capiva o almeno sentiva cos'è una donna / e io sapevo che me lo sarei rigirato come volevo / e gli detti quanto più piacere potevo per portarlo a quel punto / finché non mi chiese di dir di sì / e io dapprincipio non volevo rispondere / guardavo solo in giro il cielo e il mare / pensavo a tante cose che lui non sapeva / di Mulveyl e Mr Stanhope e Hester e papà e il vecchio capitano Groves / e i marinai che giocavano al piattello e alla cavallina come dicevan loro sul molo / e la sentinella davanti alla casa del governatore con quella cosa attorno all'elmetto bianco / povero diavolo mezzo arrostito / e le ragazze spagnole che ridevano nei loro scialli / e quei pettini alti / e le aste la mattina i Greci e gli ebrei e gli Arabi e il diavolo chi sa altro da tutte le parti d'Europa / e Duke street e il mercato del pollame / un gran pigolio davanti a Larby Sharonl / e i poveri ciuchini che inciampavano mezzi addormentati / e gli uomini avvolti nei loro mantelli / addormentati all'ombra sugli scalini / e le grandi ruote dei carri dei tori / e il vecchio castello vecchio di mill'anni / sì e quei bei Mori tutti in bianco / e turbanti come re / che ti chiedevano di metterti a sedere in quei loro buchi di botteghe / e Ronda con le vecchie finestre delle posadas / fulgidi occhi celava l'inferriata / perché il suo amante baciasse le sbarre / e le gargotte mezzo aperte la notte / e le nacchere / e la notte che perdemmo il battello ad Algesiras / il sereno che faceva il suo giro con la sua lampada / e Oh quel pauroso torrente laggiù in fondo / Oh e il mare / il mare qualche volta cremisi come il fuoco / e gli splendidi tramonti / e i fichi nei giardini dell'Alameda / sì e tutte quelle stradine curiose / e le case rosa e azzurre e gialle / e i roseti e i gelsomini e i geranii e i cactus / e Gibilterra da ragazza dov'ero un Fior di montagna / sì quando mi misi la rosa nei capelli / come facevano le ragazze andaluse / o ne porterò una rossa / sì / e come mi baciò sotto il muro moresco / e io pensavo be' lui ne vale un altro / e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora / sì allora mi chiese se io volevo / sì dire di sì / mio fior di montagna / e per prima cosa gli misi le braccia intorno / sì e me lo tirai addosso / in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato / sì e il suo cuore batteva come impazzito / e sì dissi / sì voglio / sì.

domenica 27 luglio 2008

eppure torni, torni sempre.
tra le farfalle del sonno, la tua voce.

non esiste scelta, per me.

venerdì 4 luglio 2008

Che segni il sonno
e la storia,
quest'orchidea da viaggio
su ciglio curvo
di spola.

Che s'affacci fessura
su ritorto giro
di mani, la schiuma
che stenta in risacca.

Scaviamo di terra
le dita, io e te:
mutui fratelli
per tempo e
fughe di sonore.

lunedì 9 giugno 2008

la moderazione non m'appartiene:se una cosa m'incuriosisce, se mi stimola la mente ed i sensi, essa mi prende tutta, mi trascina.

mancava il mordente, le volte che ho usato il giudizio, il buon senso che fa ragionare, ponderare.

sono passione, lo ammetto.

sono entusiasmo.

mi accendo all'istante, quando avverto quella scintilla tanto rara.non succede spesso, appunto.anzi, quasi mai...il più delle volte mi lascio scaldare da temperature medie, niente d'infiammabile, giusto x provare...
ma m'appiattisco.

è la polvere da sparo che cerco e spero.

martedì 20 maggio 2008

.

al di là delle preferenze personali, la Poesia è per me una sorta di "miracolo".
il fatto che esistano persone che cerchino un linguaggio "altro" da quello che normalmente usiamo, è divino.

frequentando il laboratorio di scrittura creativa, ho imparato a riconoscere certe pieghe che si formano sul viso di chi sta compiendo questa dura ricerca:testimoniano lo sforzo, la perenne insoddisfazione, la tenacia.
ho conosciuto un muratore con la pelle arsa dal sole che mi parlava della delicatezza di Sylvia Plath e stringeva tra le dita grandi un suo libro gonfio d'appunti..pensare a lui che recita un verso mentre costruisce un muro....E' Poesia.

il pensionato che esce di casa dopo cena per venire a parlare di "cielo"...E' Poesia.

la signora che si commuove davanti a giovani sconosciuti al pensiero del tempo andato...E' Poesia.

si parla d' "ineffabile", di spirito..io la Poesia la vedo nelle persone, nelle mani, nelle rughe chine sul foglio...la sento fortissima nella terra, nell'acqua e nelle foglie.. è un sussurro che giunge assordante, una voce che mi scuote e mi ricorda che esiste davvero molto d'altro e che è mio dovere aprire bene gli orecchi, farmi permeabile e vuota.

mi piangono gli occhi e non ho tristezza.

domenica 18 maggio 2008

shhhh...

il silenzio non è facile da condividere:riesco a goderne solo con quelle poche persone con cui sento di avere un dialogo "altro" dalle parole che riempiono con leggerezza un vuoto di conversazione, con coloro che non sentono il disagio di spartirsi la muta aria tra due teste indipendentemente vicine.
quasi sempre le parole sono necessarie e gradite ma ammetto che sento un vero sollievo, nella condivisione di uno spazio silente...di un'atmosfera più rarefatta di messaggi vocali.amo ascoltare parole non mie, studiarne la composizione e la scelta con gusto quasi chimico...

ma il silenzio è una visione, è un modo di essere, è personale ed intimo.avverto il donare il proprio silenzio come la ricerca di una comunione profonda, di un sentire condiviso che non neghi le parole, ma che le sublimi in lacci inauditi ed inaudibili.